Il mondo del badminton in Italia: tra scelte e opportunità, con Stefano Zanini

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Eccoci finalmente con un nuovo sport, oggi parliamo di Badminton! Con Stefano Zanini, delegato regionale della Toscana abbiamo fatto una bella chiacchierata su questo sport molto conosciuto e praticato all’estero ma che non ha mai spiccato il volo nel nostro Paese. Aspetti sociali, culturali e anche, ovviamente, di business sono i protagonisti di questo episodio che vi farà sicuramente venir voglia di scoprire qualcosa in più sullo sport del volano.

In primis il Badminton è un fortissimo strumento di integrazione: ha un grandissima facilità di approccio ed è aperto a tutti risultando molto democratico e inclusivo. Per questi, ed altri motivi, è un ottimo spunto per tantissime società polisportive. Una polisportiva che decide di inserire il badminton nell’offerta formativa, non decide solo di aumentare il proprio bacino ma di migliorare il proprio contesto culturale. Un valore culturale importante che può essere trasmesso ai tesserati dei vari sport creando un valore aggiunto ed una leva di differenziazione ulteriore per la polisportiva stessa che sarà in grado di proporre un ambiente più inclusivo e globalizzato nel quale un giovane potrà crescere a contatto con persone di culture molto differenti. Il Badminton, tra l’altro, è molto diffuso in culture che sono ben presenti e sempre più in crescita nel nostro territorio e spesso faticano ad integrarsi. Per gli enti di diffusione sportiva è un tipo di sport che aiuterà tantissimo ad integrare ed allargare socialmente gli orizzonti di chi è oggi in Italia.

Ma quali sono gli altri grandi vantaggi? Economicità di implementazione e grandissima facilità di approccio (in pochi minuti ci si diverte già).

Abbiamo fatto poi un bel un parallelo col padel, lo sport del momento. A differenza del padel il badminton ha costi d’implementazione inferiori e può essere implementato in impianti già presenti senza dover dedicarli per forza al badminton. Entra facilmente in un impianto multi sport: dove esiste un campo da pallacanestro si possono posizionare 6 campi da badminton e far giocare o allenare in due ore di tempo contemporaneamente 30 persone e più. Un campo si integra facilmente con un investimento di circa con 50 euro.

Abbiamo fatto anche qualche cenno storico e riflettuto sui motivi per cui il badminton fa fatica a crescere e sulle opportunità derivanti da uno sport divertente, economico, inclusivo, facile da giocare ed implementare e molto praticato in moltissimi Paesi del mondo.

Ad oggi l’obiettivo numero 1 del Badminton è quello di allargare “la customer base”; Stefano ci racconta come lui sta provando a raggiungere questo obiettivo ambizioso. Prima di tutto costruire un’infrastruttura territoriale a 360 gradi, sarebbe molto semplice indirizzarsi solo sulle scuole, creare gruppi scolastici e ottenere numeri che poi però non saranno mai sufficienti per fare crescere lo sport nel suo insieme. Serve lavorare sia sul settore scolastico per la diffusione dello sport. Poi è necessario lavorare a livello di centri privati facendogli capire che ci può essere una bella redditività e sul settore degli enti di promozione sportiva che hanno già come oggetto statutario la diffusione e lo sport della promozione a livello di base (le ASD). Bisogna quindi arrivare a ragionare su queste tre situazioni contemporaneamente per creare un tessuto. Non si tratta di creare una società ma di creare un interesse per l’attività: una volta che nasce l’interesse poi tutto segue a ruota; servirà solo fare attenzione che tutto funzioni correttamente oliando i meccanismi e fornendo supporto.

È scontato dire che questi consigli sono oro non solo per il badminton ma per molti altri sport che cercano di emergere in un Paese che ha una cultura sportiva ben indirizzata. Il focus sull’ecosistema e sul conseguente sviluppo di più direttrici è chiave se si vuole ambire ad una crescita vera e tangibile.

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